GELATO METROPOLITANO

  (1977 CRAMPS)  (CRSLP 5302) 

 

  -  ALBERTO

  -  LA (S)BALLATA DELLE AMAZZONI

  -  ALI BABA’ NELLA JUNGLA

  -  CANZONE DELLA BAHIA

  -  L’ARRIVO DI MAO TSE TUNG IN PARADISO

  -  BAMBULE’

  -  NEMBO KID E BABY LAVATRICE

  -  GELATO METROPOLITANO

   

 

Meccanico del suono: Ruggero Pennazzo, Roberto Di Muro Villicich - Sala di registrazione: Ariston srl/Milano, Fono Roma Milano, Sound Recording Spa/ Milano - Sala di missaggio: J.S.Bach studio/Milano - Missaggi: Tavolazzi/Camerini/Iorio - Produzione: Ares Tavolazzi - Testi e musiche: Alberto Camerini - Edizioni musicali: Cramps Music srl Milano - Media effects: Consorzio Comunicazione srl/Milano - Art directors: Romeo Borzini, Cesare Monti, Gianni Sassi - Designers: Edoardo Sivelli, Rolando Cassinari - Fotografo: Tiziano Borciani. Giugno 77

 

ALBERTO

Sono nato nel sole di un paese grande che libero forse non e’ stato mai.

Un paese grande, di gente felice, di grandi foreste e di grandi città,

il Brasile che a marzo ha il ritmo di strada, della scuola di samba che non si ferma mai,

quando ero bambino giocavo per strada con San Paolo e i giardini della mia città.

              E la strada ha i suoi giochi, l’eco delle canzoni, il sole caldo d’estate e le onde del mare

              E la spiaggia ha i suoi giochi, l’eco delle conchiglie, il sole caldo d’estate e le onde del mare.

Poi la scuola, i pensieri e i bambini neri, gli amici, le feste e il guaranà-guaranà.

Il mattino sereno per giocare a pallone, a piedi nudi per strada la mia lezione,

e in ogni canzone quel tempo che passa, Brasile campione non si ferma mai,

quando ero bambino giocavo per strada con San Paolo e i giardini della mai città.

              E la strada ha i suoi giochi, l’eco delle canzoni, il sole caldo d’estate e le onde del mare

              E la spiaggia ha i suoi giochi, l’eco delle conchiglie, il sole caldo d’estate e le onde del mare

Poi un giorno di marzo, mio padre decide, mia madre che ride e piange di gioia

si torna in Italia, che io non conoscevo, che allora non volevo, cosa importava a me

in cambio dei giochi, del mercato di frutta, dell’aria di strada, della felicità

e dei mille compagni, del campo di calcio che c’era per strada, che non scorderò più,

e dei mille compagni, del campo di calcio, dell’aria di strada che non scorderò più.

              E la strada ha i suoi giochi, l’eco delle canzoni, il sole caldo d’estate e le onde del mare.

              E la spiaggia ha i suoi giochi, l’eco delle conchiglie, il sole caldo d’estate e le onde del mare.

Voce, chitarra di plastica: Alberto Camerini – basso elettrico, tromboni: Ares Tavolazzi – batteria, percussioni: Roby Haliffi

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LA (S)BALLATA DELLE AMAZZONI

Quando fu per tutti chiaro che il prezzo troppo amaro era la totale distruzione, la completa alienazione

E che la giungla tropicale, paradiso naturale, stava ora diventando una metropoli infernale

Ma gli uccelli della jungla, tutti colorati e belli, stanchi di subire decisero di agire

e con i pesci e gli animali dei fiumi un tempo chiari cercarono alleati come loro violentati.

Con le amazzoni del fiume, alleate con la luna, l’obbiettivo era comune, la via di uscita solo una

perché avevano deciso di cercare il paradiso e perché avevano rifiutato il massacro organizzato.

              Si nasconde bene nella giungla, tra le belve la violenza, ma fiorisce con pazienza il fiore dolce della resistenza.

Ma i padroni della jungla, un terrorista, un generale, un leone, un golpista, un finanziere, un industriale

con agenti americani pagati profumatamente, con l’oro nero, gli aeroplani, e con strani finanziamenti,

organizzarono un sequestro, un vero colpo destro e la tribù cosi colpita quando un amazzone fu rapita.

Grande fu la disperazione fra tutti gli emarginati perché volevano milioni per arricchirsi col riscatto.

Ma gli uccelli della jungla e i pesci non si disperarono e tanto la cercarono finchè al fine la trovarono,

a Parigi in discoteca, l’avevano portata e qui narcotizzata, strettamente sorvegliata.

              Si nasconde bene nella giungla, fra le belve la violenza, cresce bene con pazienza il fiore chiaro della resistenza.

Ma gli uccelli con le ali hanno anche dei vantaggi che sono eccezionali in questi salvataggi,

incantarono i guardiani con i loro suoni strani, i pesci la salvarono, sulle acque la portarono.

E l’inganno scellerato fu allora smascherato e a tutti fu ben chiaro chi lo aveva organizzato.

E per tutti fu ben chiaro anche se era un poco amaro che i padroni sono forti e che non sono ancora morti.

E la lotta andò avanti e non è ancora terminata,  la jungla ancora inquinata, i problemi sempre tanti,

e chi non lo sapeva adesso ci credeva, chi usa il rapimento come furto e arricchimento.

              Si nasconde bene nella giungla, tra le stelle la violenza, cresce bene con pazienza il fiore dolce della resistenza.

Voce, chitarre acustiche: Alberto Camerini – piano elettrico: Sonnie Taylor – violino, sintetizzatore: Lucio Fabbri – batteria: Roby Haliffi – violoncello, basso elettrico: Ares Tavolazzi

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ALI BABA’ NELLA JUNGLA

Nella jungla infernale, totalmente devastata dal veleno artificiale, dove l’acqua è inquinata

e la pioggia colorata, la legge accecata, dove nulla ha più sapore, chi non ha i soldi muore,

c’è una banda di banditi, così vengono chiamati, perché hanno rifiutato questa legge, questo stato,

chi li chiama avventurieri e chi invece guerriglieri, attivamente ricercati, nella jungla ben nascosti,

per potere andare avanti, perché i debiti erano tanti, un traffico di erbe non poteva più bastare;

ma l’acqua era pulita vicino al nostro accampamento, sussistevano poi gravi problemi di finanziamento.

              E tra quelli che non avevano padroni, c’era un ragazzo si chiamava Ali Babà

              E la notte avevano mille canzoni, per le stelle e per chi le ascolterà.

              La jungla poi divorerà chi non si difenderà

Ma una banda di ladroni, erano quaranta i padroni della jungla inquinata, totalmente devastata,

rubavano la terra, ammassavano quintali di tesori naturali per poi vendere la guerra

senza lasciare niente ai locali, povere gente, indios mal pagati, operai incatenati,

per poterci controllare e per non perdere il potere poi dovevano pagare la polizia e le pantere;

ma gli studenti emarginati, sindacalisti alienati quando erano occupati venivano sempre imbrogliati

dai prezzi troppo cari , erano senza energia, dalle centrali nucleari erano fuori sintonia.

              E tra quelli che non avevano padroni, c’era un ragazzo si chiamava Ali Baba’

              E la notte avevano mille canzoni, per le stelle e per chi le ascolterà.

              La jungla poi divorerà chi non si difenderà.

Ali Babà ebbe un'idea, disse: "Bisogna tentare!" e in un assemblea disse "Bisogna reagire!

Devo conoscere il segreto che ci aprirà le porte del tesoro del padrone, l’oro che lo rende forte"

Passava per la jungla allora una carovana, una fila lunga lunga una cosa disumana,

Ali Babà nascosto riuscì ad infilarsi e filato come un razzo poi entrò dentro il palazzo

dove i quaranta padroni avevano i milioni, dove comandava un tizio, tal Paperon de Paperoni.

 Lì imparò ad ascoltare, a vedere, a non parlare e il piano fu completo quando un dì ebbe il segreto.

              E fra quelli che non avevano padroni, c’era un ragazzo si chiamava Ali Baba’

              E la notte avevano mille canzoni, per le stelle e per chi le ascolterà.

              La jungla poi divorerà chi non si difenderà.

Da quel giorno il movimento si risollevò e con i soldi dei padroni altre armi comperò

E la lotta nella jungla riuscì ad andare avanti, con l’unità degli sfruttati, i problemi furono superati.

Voce, chitarra acustica: Alberto Camerini – basso elettrico, chitarra di plastica: Ares Tavolazzi – batteria, tumbe, bonghi, afuchè, tamburello, agogò: Roby Haliffi – sintetizzatore, jungla elettronica, ARP 2600: Lucio Fabbri

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CANZONE DELLA BAHIA

Guerrigliero nella jungla ero in esplorazione, quando seppi di un mistero che attirò la mia attenzione.

C’è una incantatrice negra che abita in Bahia, si dice sia una strega, è ricercata dalla polizia,

ha il potere dei misteri dell’Africa equatoriale e legge nei pensieri, ha una forza eccezionale.

E conosce il ritmo magico del selvaggio Carnevale, ha il calore animale della forza tropicale.

              Cerchi l’amore che tu non hai e che non trovi mai. Viene l’amore l'aspetterai, poi non ti basterà mai.

Dopo un lungo viaggio, senza perdere coraggio, per le piste della jungla, per i suoi passaggi oscuri

riuscii ad arrivare stando sempre bene attento al mio orientamento, a non farmi divorare.

La trovai in una cucina, cucinava bene il samba, fumava marijuana, roba verde brasiliana

e mangiai il vatapà, ascoltai le sue canzoni, maxisce, candoblè e le sue divinazioni.

              Cerchi l’amore che tu non hai e che non trovi mai. Viene l’amore l' aspetterai, poi non ti basterà mai.

E lì sentii parlare di Macumba misteriosa, e delle dee del mare, della forza portentosa,

del giardino profumato, del suo frutto proibito, lei disse "non lo toccare che ti potrai innamorare

e se lo mangerai lei ti conquisterà e in cambio ti darà il sapore della libertà.

Ma amico stai attento che ti pentirai" . Lei ballava come il vento e anch’io ci cascai.

              Cerchi l’amore che tu non hai e che non trovi mai. Viene l’amore l' aspetterai, poi non ti basterà mai.

E disse: "Voglio aiutarti se ti fermerai, posso spiegarti tutto se mi ascolterai"

Dissi: "Mi vorrei fermare, ma mi dispiace devo andare, perché cerco uno strumento per dar forza al movimento.

Una macchina volante con un amplificatore, con un buon altoparlante per sentirsi meglio amore

Ti farà volare, ridere e saltare, sarà come un grande impianto per meglio ascoltare".

              Cerchi l’amore che tu non hai e che non trovi mai. Viene l’amore l' aspetterai, poi non ti basterà mai.

C’era una popolazione che abbandonò la jungla su strane caravelle, dirette sulle stelle,

forse fu per caso o per uno strano piano, ma sulla terra qui lasciarono questo mostro disumano.

In pochi lo hanno visto, ma che c’è questo è certo, chi lo chiama rock’ n ’ roll, chi lo chiama cammino aperto,

quando l’avrò trovato allora potrò tornare, mi sarò soddisfatto e avrò il tuo amore.

              Cerchi l’amore che tu non hai e che non trovi mai. Viene l’amore l'aspetterai, poi non ti basterà mai.

Io allora ringraziai, presi tutto e salutai, è da allora che la cerco e che non la trovo mai.

Anzi se la incontrate o di lei qualcosa sapete, io sarò a voi grato se me lo scriverete.

Io non abito nel cielo né sulla grande scala, ma dove soffia il vento e c’è tanto movimento.

Io non abito in paradiso né su una gran montagna, ma su una strada dritta, si chiama Via Della Cuccagna.

Voce, chitarra acustica, fischietto: Alberto Camerini – basso elettrico: Alfonso La Base – batteria, tumbe, bonghi, afuchè, tamburello: Roby Haliffi

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L’ARRIVO DI MAO - TSE - TUNG IN PARADISO

Adesso vi vorrei cantare una storia molto sorprendente, di Mao-Tse-Tung il presidente, vi prego bene di ascoltare.

Quando Mao se ne andò dal mondo arrivò in paradiso, trovò tanti freaks intorno ad attenderlo con un sorriso.

Fumavano abbondantemente marijuana, kif e nero afghano, le paranoie ben lontano e vivevano semplicemente.

Ma Mao disse, sorprendentemente "uffa! che barba! qui non succede niente,

manca il cinema e il movimento e di stare qui non me la sento,

cari compagni statemi a sentire secondo me stiamo sbagliando tutto,

il Paradiso così è da abolire, torniamo giù e rifacciamo tutto"

Ma Paolo VI intanto in Vaticano da un agente segreto fu informato

e disse: Giulio amore aiutami se arrivano io sono fregato,

e meno male che c’è il concordato, il privilegio la speculazione,

ma se arrivano questi io sono fregato, Eligio aiutami è la rivoluzione!"

Ma Mao e i suoi intanto piombano giù dicendo: "il Paradiso è abolito, non c’è più,

vogliamo farlo qui, sennò non vale", organizzano un grosso Carnevale.

Occupano case, organizzano feste, fanno l’amore, illuminano le teste,

 i robot vengono disinnescati, i corpi liberi vengono eccitati.

Passano i giorni, diventano tanti le feste si fanno sempre più importanti,

la gente dice: "ma come? Non è normale, non era già passato il Carnevale !?"

Ma non fu Mao ma un compagno sballato che in un assemblea con gran clamore,

disse: "compagni, qui dello stato bisogna arrivare al cuore".

Con una maschera da democristiano uno entra nel palazzo,

il Papa gli dice: "eccoti le chiavi, Giulio, amore, di te io sono pazzo!!"

E quando il Papa fu imbrogliato si arrivò al cuore dello Stato, lo Stato è un robot unico e raro, con il cuore di denaro.

E con i soldi fu scardinato l’apparato dello Stato, del potere democristiano e delle truffe del Vaticano.

Con la rivoluzione che sta trionfando, no, non mi sto certo sbagliando, ma sul più bello mi sono svegliato….

Che peccato stavo solo sognand.,

Che peccato stavo solo sognando.

Voce, chitarra acustica, reco - reco: Alberto Camerini – chitarra portoghese, chitarra classica, basso elettrico : Ares Tavolazzi – tumbe, bonghi, afuchè, scuola di samba magnetica : Roby Haliffi

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BAMBULE’

C’era un ragazzo che amava come me incontrare tanta gente divertente.

Un giorno in una festa incontrò una ragazza bella come non ne aveva viste mai, mai.

"Ciao, come ti chiami?" disse un poco imbarazzato, "Un bel gioco ho appena imparato,

mi chiamo Bambulè e non è affatto complicato , ma mi sto innamorando di te".

"Ah!", lei rispose "Io mi chiamo Melarancia, tu mi sembri un tipo che non si sbilancia,

mi piace il tuo candore... vorrei fare all’amore, ma uno specchio incantato il mio cuore ha rubato

la bellezza mi ha dato e in cambio mi ha intrappolato.

Bambulè poi ci pensò, disse: "Certo che ci sto !"

            Questa è la storia che ho imparato da 3 clown che ho conosciuto, di un pavone misterioso, del suo specchio scivoloso

            che ti da la fantasia ma che poi ti porta via, del suo strano indovinello, dell’amore grande e bello.

Parlarono per ore di amore e psichiatria, Melarancia poi gli disse: "Hai fantasia!! Aah!

Se vuoi vedermi ancora devi andare da un Pavone, ma attenzione, chi lo vede s’innamora,

lui mi ha intrappolato con lo specchio incantato e il mio amore per sé ha rubato.

Ma se indovinerai l’indovinello che farà, poi in cambio tu avrai la mia libertà.

Lui abita lontano ma è facile arrivarci, sta in un hotel, si chiama "Arcobaleno",

danza tutto il giorno si guarda allo specchio, è sereno, tranquillo, non diventa mai vecchio.

Mangia solo un fiore che si chiama Narciso e in cambio ti da il Paradiso".

Bambule’ poi lo cercò e poco dopo lo trovò.

            Questa è la storia che ho imparato da 3 clown che ho conosciuto, di un pavone misterioso, del suo specchio scivoloso

            che ti da la fantasia ma che poi ti porta via, del suo strano indovinello dell’amore grande e bello.

Il Pavone lavorava in un giornale colorato da vestiti, foto, fiori, circondato.

Gli dissi: "Se lo vuoi ti regalo un sogno bello, se non vuoi ecco a te l’indovinello:

Cosa come il sale dà sapore ma che è dolce più dolce del miele ??"

"Ah, ma è molto facile!" rispose Bambulè, non sbagliò quando disse "L’amore!".

il Pavone fu cortese, quando perse si arrese, disse, "Ecco, ora l’incanto è sciolto"

e Bambulè sconvolto dal riso e dal pianto, felice volò dall’amore che ora aveva,

dalla bella Melarancia che adesso lo attendeva .

Bambule’ poi lo cercò e poco dopo lo trovò.

            Questa è la storia che ho imparato da 3 clown che ho conosciuto, di un pavone misterioso, del suo specchio scivoloso

            che ti da la fantasia ma che poi ti porta via, del suo strano indovinello, dell’amore grande e bello.

Voce, chitarra acustica: Alberto Camerini – Voce: Caramella – Pianoforte: Manuela Fornari – Basso elettrico: Alfonso La Base – Batteria: Roby Haliffi – Violino: Lucio Fabbri – Violoncello: Ares Tavolazzi

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NEMBO KID & BABY LAVATRICE

Lui era un tipo regolare che dal troppo lavorare, non aveva tempo per pensare a sé.

Un impiegato un po’ alienato, senza troppa convinzione, uno fra tanti, si chiamava Nembo Kid.

Ma un giorno all’improvviso, senza avviso né perché, venne l’amore, il paradiso o quel che l’è.

Lei era splendida, invitante come la pubblicità, senza difetti e con tante qualità.

S’incontrarono un giorno in una via della città piena di luci, di vetrine e novità,

piena di gente soffocante, un caos abbagliante, di consumi, spese, neon, pubblicità.

Lei era bella, scintillante, elegante, ben pulita, appena uscita: "era il sogno della vita"

Lui la vide e lì per lì se ne innamorò e la sera stessa fuori a cena la portò.

Fu un amore travolgente, una cosa importante, lei stava zitta e non diceva mai di no.

Innamorato e impazzito dalla voglia di usarla, si decise e disse di voler sposarla.

Ma il padre di Baby le chiese: "Cosa fai!? Quanto guadagni e quanti soldi hai?"

Quando seppe che lui era un modesto impiegato disse no, che lui non ci sarebbe stato.

"Non è possibile, mi spiace, ma non c’è niente da fare, Baby è di marca e poi fa poco rumore.

Ha un motore indistruttibile e in più è in garanzia, sette programmi, consuma poca energia!"

Ma Nembo Kid senza calcolar le spese non si arrese, e la sua Baby senza aspettare si sposò.

E andarono ad abitare in una casa popolare in un quartiere alveare di città.

Non so come, con quanta convinzione o attenzione, se gli bastava solo l’immaginazione

non so davvero se volavano o facevano l’amore, se in silenzio, con calore o con rumore,

se si bastavano o se si accontentavano di poco, se si capivano o se si ignoravano.

Chi li capisce questi strani regolari dagli affetti familiari davvero a volte disumani.

Ma l’acqua era inquinata, era piena di depositi e dopo poco anche Baby si intasò,

non lavava , si fermava, ripartiva, si bloccava, sempre peggio, ah ma era meglio col candeggio.

Baby un giorno si fermò, e poi si ammalò e Nembo Kid non andò più a lavorare,

senza soldi peggiorò, l’affitto non pagò e fu sfrattato da un padrone infuriato.

[ – Se ne vadi da qui, ha capito? Se ne vadi da qui! se non anche il giradischi ci frego. Via!! Via!!

–No, il giradischi no ]

Così termina la storia dell’amore disperato fra Baby col suo strano impiegato.

Nembo Kid andò in Africa per dimenticare, un lungo viaggio per cercare di cambiare;

Baby invece lavatrice, materiale già usato, fece la fine di chi viene sequestrato.

Insieme a tanti fu venduta dalla polizia, entrò poi in un teatro di periferia.

Voce: Alberto Camerini – Basso elettrico: Ares Tavolazzi – Piano elettrico: Sonnie Taylor – Batteria: Roby Haliffi – Sintetizzatore: Lucio Fabbri

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GELATO METROPOLITANO

Signore e signori un momento di attenzione, amici, compagni, spettatori, un'altra canzone

Questa è proprio micidiale un po’ fuori dal normale, dopo il pane quotidiano un gelato metropolitano

digeribile da tutti, da grandi e da bambini, diciamo gusto tutti frutti, firmato Alberto Camerini,

nutriente, digestivo, tonico e corroborante.

              Banana fragola e limone, arcobaleno, zabajone, crema gel al tuttifrutti, stracciatella col biscotto

              panna in coppa, candelotto, fior di latte clandestino, un bel cono col pistacchio, zut, vaniglia e torroncino

              babà deflagrante con nocciola latitante, verde menta alla granita, al caffé, non è finita,

              pesca, albicocca, ananas e dolce in bocca, tupamaro, grock ghiacciato, colorato è il mio gelato.

L’amore, si vabbè, l’amore può essere eccezionale, o un bel film del terrore, poi può essere brutale,

storie dell’autonomia me le avresti censurate, canzoni con pornografia me l’avrebbero bocciate,

non parliamo poi di sesso, anche se per me è lo stesso, ora però non ti arrabbiare, si può ancora ricominciare

era un puro esperimento, un gioco, un divertimento.

               Banana fragola e limone, arcobaleno, zabajone, crema gel al tuttifrutti, stracciatella col biscotto

              panna in coppa, candelotto, fior di latte clandestino, un bel cono col pistacchio, zut, vaniglia e torroncino

              babà deflagrante con nocciola latitante, verde menta alla granita, al caffé, non è finita,

              pesca, albicocca, ananas e dolce in bocca, tupamaro, grock ghiacciato, colorato è il mio gelato.

E adesso che ho terminato spero di avervi divertito, che non ve la siate presa a male e che abbiate anche capito,

sono le mie contraddizioni che diventano canzoni, a parte che ora la menata è stato un poco esagerata,

non ho problemi di arrivismo né di sadomasochismo, la realtà è invece che tu non hai più umorismo,

d’accordo, niente pessimismo, però nemmeno trionfalismo.

              Banana fragola e limone, arcobaleno, zabajone, crema gel al tuttifrutti, stracciatella col biscotto

              panna in coppa, candelotto, fior di latte clandestino, un bel cono col pistacchio, zut vaniglia e torroncino

              babà deflagrante con nocciola latitante, verde menta alla granita, al caffé, non è finita,

              pera, albicocca, ananas e dolce in bocca, tupamaro, grock ghiacciato, colorato è il mio gelato.

Voce, chitarra acustica: Alberto Camerini – Chitarra acustica: Sergio Dras – Basso elettrico: Ares Tavolazzi -  Tumbe,triangolo,tomtom, zutamba, afuchè, agogò: Rui Motta – MiniMoog: Luciano Alves

 

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