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E DISCOGRAFIA

 

 


Cenerentola è una ragazza di Milano
Ciao 2001, 1976
ALBERTO CAMERINI, UN NOME GIA' NOTO NEGLI AMBIENTI DEL MOVIMENTO GIOVANILE MILANESE, ESORDISCE IN QUESTI GIORNI IN PROPRIO CON UN ALBUM DI « FAVOLE URBANE », MUSICALMENTE LEGATO AL ROCK ELETTRICO E AI RITMI SUDAMERICANI.
Nella ristretta schiera dei nuovissimo cantautori italiani, il nome di Alberto Camerini è forse uno di quelli che parte con alle spalle garanzie parecchio promettenti. Piuttosto giovane di età (è nato a San Paolo del Brasile nel 1951), risiede a Milano dal '63, e frequenta tuttora, al Politecnico, la facoltà di Architettura.Come nome, Camerini non è nuovo alle cronache musicali: chitarrista, egli è cresciuto insieme al movimento giovanile-alternativo che è andato sviluppandosi a Milano intorno al nucleo della rivista Re Nudo e dei circoli del proletariato giovanile. Del suo apporto si sono avvalsi parecchi musicisti le cui matrici si riconoscono nel movimento milanese, primi tra tutti gli Area ed Eugenio Finardi. Proprio con Finardi, anzi, e insieme ad altri nomi oggi noti come Claudio Rocchi e Donatella Bardi, Alberto Camerini esordì professionalmente in proprio con il gruppo Il Pacco, nel 1972. Benché componga canzoni fin da quell'epoca, Camerini ancora per parecchio tempo non si è sentito pronto, per ecceso di scrupolo, ad incidere dischi in proprio. Dal 1972 a oggi si è invece immerso nella vita del movimento milanese e alla sua evoluzione politica e di costume, che coincide poi con una più vasta situazione giovanile rintracciabile in tutti i grossi centri urbani d'Italia. Nel frattempo, ha partecipato con sincera convinzione ai dischi dei suoi amici, si è esibito in tutte le feste di Re Nudo: all'ultima di esse, quella del Parco Lambro durante la scorsa estate, ha presentato un lavoro per banda magnetica e chitarra che ha suscitato un certo interesse.
Lo scorso maggio, ha sentito che queste esperienze gli consentivano finalemente un favorevole momento psicologico per esordire su vinile: ha fatto uscire infatti un singolo (« Pane quotidiano », « In giro per le strade »), in cui alla spontanea immediatezza dei testi molto realistici e partecipati, si abbinava un gusto musicale dolce e rifinito, ispirato ai ritmi brasiliani, che hanno punteggiato la sua prima adolescenza.
CENERENTOLA NELLA METROPOLI
Qualche giorno fa, Alberto Camerini è venuto a Roma per presentare alla stampa il suo primo album « Cenerentola e il pane quotidiano ». Tale titolo esemplifica con una certa chiarezza le caratteristiche che, sotto aspetti differenti, si ritrovano alla base del movimento milanese: la fiaba, spogliata dei suoi aspetti mitici e usate simbolizzare situazioni reali e quotidiane: e il collegamento con la realtà, con la concretezza della gente, in particolar modo con l'angoscia e l'alienazione della sopravvivenza individuale nell'area metropolitana.
Tali matrici si risolvono, in Camerini, attraverso una musica molto cesellata, ballate acustiche e brani elettrici che recuperano frenesie e ritmi attraverso i colori del samba, e l'aggressività del rock urbano. La sofisticazione farmaceutica (nella incisiva « Droga »); l'apparizione di gruppi extraparlamentari (nella movimentata « Ballata dell'invasione degli extraterrestri »); il condizionamento della televisione e degli altri mass-media in generale (nello spumeggiante « collage » molto sudamericanizzante di « La straordinaria storia dell'invenzione della televisione », e nella sarcastica ballata « TV baby (gli eroi della televisione »); l'occupazione delle case (nell'intensa e poetica « S. Marta », ispirata da una sua diretta esperienza: egli tiene infatti lezioni gratuite di chitarra a giovani di un complesso di case occupate); la situazione giovanile e i suoi problemi concreti di inserimento in una società spersonalizzata e ostile (in « Pane quotidiano » e nella provocatoria « Sicurezza »); questi i te
mi trattati, scaturiti da una personale partecipazione dell'autore a tutte le realtà descritte con vivida intensità poetica, nelle feste di quartiere, nelle fabbriche, nei festival giovanili. E l'ultimo lungo brano della raccolta, « Cenerentola », è una concitata frenetica, « favola urbana », la storia di una ragazza come tante, sballottata nelle insicurezze e nelle favole false dell'esistenza quotidiana; con un finale, molto spiritoso, che satireggia con eleganza la moda dilagante della canzoncina erotica, oggi in auge anche da noi.
Insomma, è l'esordio di un discorso, tematico e musicale, che suscita senz'altro un solido interesse. Senz'altro. Alberto Camerini ha tante cose da poterci dire, se sapremo ascoltarlo e capirlo con la sua stessa carica di genuina sincerità.
Manuel Insolera

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Nuovo Sound, 1976
Milano è una metropoli europea, una megalopoli in embrione, con lo squallido panorama dl periferie che si dilatano in un febbrile e caotico processo di appiattimento fra città e cittadine, fabbriche e cascinali, vie di comunicazione e poche campagne. Un grande agglomerato brulicante di mille coree', in cui ogni giorno arrivano persone ancora oppresse da atmosfere morali vecchie di secoli, e di gente che vegeta la sua routine quotidiana, tra posto di lavoro e casa, mezzo di trasporto pubblico e posto di lavoro, mezzo di trasporto pubblico e casa...
Ma a Milano c'è anche chi quotidianamente opera per Ima sempre maggiore integrazione della popolazione nel contesto sociale della città. Fra questi e Alberto Camerini, venticinquenne chitarrista ben noto nell'ambiente musicale milanese, dove esordi professionalmente con il gruppo 'll pacco' insieme a Donatella Lardi ed Eugenio Finardi. Oggi si presenta alla ribalta nazionale can un primo disco solo, 'Cenerentola e il pane quotidiano', ed il preciso intento "di trasmettere informazioni su ciò che succede a Milano, Cosi come nelle principali città italiane, di far capire che esistono delle situazioni nuove e di farle analizzare e comprendere"."La nostra arte è al servizio della masse popolari affinché possano servirsene" - Mao Tse Tung -
La ricerca del 'come fare cultura popolare' è un problema molto sentito da Alberto, convinto che "il teatro popolare spontaneo, il mimo e il pagliaccio, sono stati sostituiti, con l'avvento dei mass-media, dal rock'n'roll, dallo spettacolo che offre dal palco il rockman, come hanno dimostrato Alice Cooper, Lou Reed e David Bowie, toccando delle punte estreme". La canzone diventa cosi la fiaba moderna, che non è più 'veicolo di espressione atto alla trasmissione di modelli comportamentali', bensì specchio ironico e sfaccettato di una realtà di cui è necessario capire la novità. Riappare il cantastorie, richiamato anche da certi titoli ('La straordinaria storia dell'invenzione della televisione', 'La ballata dell'invasione degli extraterrestri'), che da portatore di poesia popolare legato al mondo contadino si trasforma in elettrico cantore del mondo metropolitano in evoluzione."L'esistenza di un mondo dell'arte separato dalla società, è socialmente determinata" - Karel Teige - "La musica oggi è naturale si presenti come una sintesi di tutti gli stimoli e le informazioni cui siamo continuamente sottoposti", ci ha detto Alberto giustificando la varietà eclettica della sua musica. L'esperienza ritmica del funky jazz, meravigliosamente tradotta in italiano dal batterista Walter Calloni, la dimensione folclorica disegnata dal folleggiante violino di Lucio Fabbri e l'esperienza solare ed ariosa del samba e della canzone brasiliana (Alberto vi è nato e vissuto fino al '63) sorreggono con vibrante corposità armonie e melodie dettate dalla volont3 di creare una musica realmente socializzante. I testi, immersi nell'ironia bonaria di chi conosce la drammaticità del proprio discorso, sono ricchissimi, "pieni di parole che dicono quello che dicono, tratte dal linguaggio parlato", con una tensione poetica molto forte, con una chiarezza priva di metafore. Si parla ovviamente degli extraparlamentari, delle case occupate, della droga e dei media, in un continuo rapporto fra l'invadenza della realtà metropolitana e l'individuo alla ricerca di un suo status non alienato.
Un'operazione culturale chiara, di cui vanno precisate alcune direzioni laterali, che si disperdono un poco in questo primo bellissimo album, curato nei minimi dettagli sotto l'attenta produzione di Paolo Tofani, chitarrista-sintetista degli Area.
Raffaello Carabini

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Il Monello, 1978
"Altro cantautore che merita di essere ascoltato con attenzione è Alberto Camerini. Nato a San Paolo del Brasile, Alberto si ispira spesso alla musica del suo paese". Più complessa la personalità di Alberto Camerini, un compositore e cantante più . rock. e molto versatile. Nato a San Paolo del Brasile, Camerini ricorda spesso la musica del suo paese, sia molto esplicitamente, sia sottilmente anche nei brani formalmente lontani da quel mondo. Il mondo del Camerini di oggi, però, è quello,vivissimo e ricchissimo di una certa gioventù milanese, attentissima alla realtà che ci circonda. Il disco, già uscito da qualche tempo, si intitola « Cenerentola e il pane quotidiano » e ve ne elenco solo alcuni titoli molto significativi: « La ballata dell'invasione degli extraterrestri », « Maracatù », « Sicurezza (Paura della libertà) », « Droga (La medicina che tira su) », « La straordinaria storia dell'invenzione della televisione a colori », « Tv Baby (gli eroi della tv) » e, naturalmente, « Cenerentola » e « Il pane  quotidiano ». Anche qui c'è la simpatica amicizia di Camerini con Eugenio Finardi, altra grossa personalità della nuova canzone. L'etichetta è la RCA che punta molto sui cantautori.
Renzo Arbore

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Gelato Metropolitano, folk sudamericano
Ciao 2001, 1978
Di Alberto Camerini, brasiliano di nascita e milanese di adozione, si cominciò a sapere qualcosa di ufficiale, dopo un attivo periodo nell'ambito dell'underground meneghino, quando prese a collaborare con Finardi sia a livello musicale sia nella realizzazione di strisce umoristiche che potremmo definire di « esasperazione politica ».
Si fa immediatamente notare come chitarrista valido ed inventivo, ma lui stesso afferma: « Sui dischi di Eugenio rendo un decimo di quanto in realtà io sia in grado di fare »; infatti non ci vuole molto per accorgersi che Alberto possiede una personalità tanto prorompente da essere parecchio sacrificato nell'angusto ruolo di accompagnatore ed il suo primo album solo « Cenerentola e il pane quotidiano » ne è una conferma. In questa sede una certa fantasia compositiva e tematica si sposa ad una forma tecnica immediata ma, al contempo, agile e fine; in particolare fa piacere ascoltare una moderna e spigliata atmosfera tipica della terra d'origine di Alberto, cosicché, sia nella ballata metropolitana sia nel rock più tradizionale, emerge sempre il riguardo del musicista verso un interessante discorso ritmico.
Decido di incontrarlo in occasione dell'uscita del suo secondo Long Playing « Gelato metropolitano » che si presenta anche come pretesto per parlare del « giro » milanese, dell'attività di Alberto al di fuori del semplice disco e di tante altre cose.
2001: Cosa vuol dire Finardi quando parla di scuola milanese come unica scuola realmente originale nell'ambito della musica italiana?
A.C.: « Temo che voglia riferirsi a quello che fa lui, ma lì non vedo nulla di italiano, siamo sempre in un tentativo di jazz-rock che, peraltro, si ascolta già in altre occasioni, se invece parli di Gufi, Jannacci o Gaber posso essere d'accordo, ma non credo che lui abbia qualcosa a che vedere con questi nomi ».
2001: Tu, anche se sei nato in Brasile, vivi a Milano da tanto tempo e parli correttamente milanese, ti senti forse legato a questa scuola?
A.C.: « Non è che mi piaccia molto il concetto di "scuola" ma se proprio devo appartenere ad una, opto per quella brasiliana e non per patriottismo ma perché effettivamente ho sempre recuperato ritmi ed atmosfere della mia terra. Forse non l'ho dimostrato interamente nel primo album, ma in "Gelato metropolitano" direi che non c'è nulla oltre il Brasile.
2001: Eppure « Cenerentola » lasciava presupporre un rock abbastanza fantasioso in cui tu potevi lavorare benissimo nella tua più naturale dimensione di chitarrista.
A.C.: « Forse tu puoi avvertire come una frattura tra il rimo ed il secondo disco, ma io, come autore, ho maturato questa decisione in maniera progressiva e, da un punto di vista pratico, l'ho realizzata sviluppando particolari situazioni acustiche che erano anche in "Cenerentola". Insomma, volevo essenzialmente fare un disco popolare e credo di esserci riuscito perché "Gelato metropolitano" arriva soprattutto ai bambini e questo per me è un fatto fondamentale; probabilmente è così perché racconto delle favole, che , ovviamente, non sono prive di significato. Per quanto riguarda in particolare le musiche non ho difficoltà a dirti che ho recuperato autentiche e tradizionali armonie brasiliane perché sono molto belle e poi mi hanno permesso di dedicarmi con cura maggiore alla scrittura dei testi che, nel mio ultimo disco, sono la componente più importante. Credo di essere diventato un cantautore a tutti gli effetti, hai presente Vecchioni, Guccini e De Gregori? »
2001: Indubbiamente è una cosa interessante, ma credo che, in fondo, un bravo chitarrista « elettrico » come te soffra un po' in una dimensione che senz'altro ti permette una rilevante utilizzazione della chitarra acustica, ma che ti toglie la caratteristica grinta del rock.
A.C.: « Sì, lo so, specialmente in questo periodo in cui c'è un grosso ritorno alle forme più istintive sento la voglia di fare delle cose in questo senso. A te piace il punk-rock? »
2001: Molto, perché?
A.C.: « E credi che a me non piaccia? Accidenti sono stato recentemente a Londra e mi sono girato tutti i pubs in cui suonano miriadi di gruppetti conosciuti e non, mi sono comprato distintvi, occhiali neri e scarpe da tennis da punk-rocker, accidenti, mi va di suonarlo e come! Ma come faccio, ho dei problemi economici che non posso non calcolare. Tu pensa che se avessi un gruppo ci sarebbero delle spese che non potrei sostenere nemmeno se provassi a chiedere un compenso elevato; invece da solo con la chitarra chiedo centocinquantamila lire che è il minimo, e posso suonare dappertutto, è un equipaggiamento rivoluzionario, da guerriglia ».
2001: Questa è la tua strada definitiva
A.C.: « Come discorso sì, per quanto riguarda la musica ho già spiegato il mio condizionamento a problemi economici ed è inutile che faccia un disco con cinque o sei strumenti se poi, dal vivo, non posso riprodurre il lavoro. Naturalmente spero che questa situazione cambi perché a me andrebbe di fare anche un certo tipo di spettacolo in quanto la musica è anche questo e poi perché il mio segno segreto è quello di diventare una rock-star, non scherzo; una cosa che proprio non mi va già nella musica italiana è che nessuno cerca di diventare un personaggio, secondo me non è una cosa sbagliata; non credo che rock-star sia sempre sinonimo di stronzo ».
2001: E' uno sfogo al "soffocamento" di Finardi?
A.C.: « No, queste son cose che ho sempre pensato, comunque è innegabile che con Eugenio stavo correndo il rischio di diventare il "suo" chitarrista e in realtà siamo troppo diversi, lui, ormai, è convinto di essere arrivato, si sente padrone del pubblico, è autorizzato a fare quello che vuole. Per dovere di riconoscenza però devo riconoscere anche ciò che di buono mi è provenuto dalla collaborazione con Eugenio ».
2001: C'è qualche artista italiano che ritieni particolarmente interessante?
A.C.: « Non so che dirti, forse non riesco ad essere obbiettivo... ad esempio so che il Banco del Mutuo Soccorso è molto quotato, ma mi sembrano i Gentle Giant e a me questi non sono mai piaciuti. Ma il fatto è che in Italia si cerca sempre di mettere avanti discorsi, impegni, messaggi e si perdono di vista la presenza e la carica; che ti devo dire, a piacciono i Deep Purple, gli Uriah Heep e in Italia non abbiamo nulla del genere ».
Enrico gregari

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Gelato metropolitano(Cramps)
Ciao 2001, 1978
(M.I.) - Il secondo album del cantautore milanese (ma nato in Brasile) Alberto Camerini, dopo l'interessante prima esperienza del LP « Cenerentola e il pane quotidiano », mostra purtroppo un passo indietro (non nei testi, sempre validissimi ma bensì nella costruzione musicale; che non può non dispiacere. La dimensione di Camerini è quella del menestrello, che con linguaggio spigliato e satirico affronta, in chiave favolistica, alcuni tra i più scottanti problemi della vita urbana contemporanea, primo fra tutti quello dell'emarginazione: ebbene, se nel primo album, a livello musicale, questi contenuti erano modernamente e organicamente espressi attraverso la forma della ballata elettrica, in questo suo nuovo LP la forma ritorna a livelli soltanto acustici. Il che, intendiamoci, non sarebbe in sé stesso un male, se non fosse che, nel caso specifico di Camerini, la dimensione soltanto acustica scopre una sostanziale povertà di inventiva musicale: tutti i brani appaiono, musicalmente, piuttosto piatti e monoco
rdi, un semplice schematico sostegno ai testi (i quali, invece, sprizzano tutti vivacità e intelligenza). Il che dimostra, ancora una volta, che non tutti possono essere dei Bob Dylan (capaci, cioè, di costruire canzoni musicalmente validissime con i soliti tre o quattro accordi. I testi, come dicevamo, sono invece caustici e validi: dall'autobiografica « Alberto », al ciclo della giungla con riferimenti all'attuale società urbana, composto da « Alì Babà nella giungla », « La (s)ballata delle Amazzoni » e «Canzone della Bahia », alla mordente e corrosiva « L'arrivo di Mao Tse Tung in Paradiso », ai due brani migliori: « Nembo Kid e Baby lavatrice » e « Gelato metropolitano », uscita anche su singolo, che sono due favole urbane degne della « Cenerentola » del primo LP. Alberto Camerini, se curerà maggiormente le parti musicali, ha tutte le carte in regola per diventare un cantautore significativo nell'attuale panorama italiano. Ha prodotto il disco Ares Tavolazzi degli Area.

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Il privato è politico?
Nuovo Sound, 1978
Presentiamo il secondo lavoro di Alberto Camerini, 'Gelato metropolitano'. Abbandonata la dimensione elettrica del primo LP in favore di una più acustica, curata e funzionale.
Torniamo a parlare di e con Alberto Camerini, in occasione del suo secondo album, 'Gelato metropolitano', che uscirà a giorni per l'etichetta milanese Cramps. Se dal primo lavoro, 'Cenerentola e il pane quotidiano', avevamo parlato in termini di musica socializzante, creata nell'intento di una sempre maggior integrazione della popolazione nel contesto sociale, questo secondo, di cui abbiamo ascoltato in anteprima un nastro dal missaggio ancora approssimativo, seppur sufficientemente esplicito, può essere messo a fuoco come 'musica per il movimento'. Diciamo meglio che questo lavoro deve essere considerato come una piccola parentesi all'interno del lungo discorso che va portando avanti, dalla fine degli anni '60, l'associazione giovanile di sinistra. Come ogni parentesi serve a contenere delle affermazioni che, pur essendo estrapolabili dal discorso generale, lo specificano, lo sottolineano, sono chiarificazioni, divertissements, esclamazioni, flashes, ricordi, ecc. La parentesi dettata da Camerini, che da tempo è inserito nella dimensione e nell'attività di gruppi sociali, è fatta di narrazioni didascaliche e favolistiche, in cui la vecchia morale è ribaltata a favore di un "incitamento alla resistenza, non alla violenza, Contro tutti i problemi, i blocchi e le difficoltà che oggi le organizzazioni, più o meno militanti, della sinistra trovano sulla loro strada". Il discorso è aperto e concluso con due brani, 'Alberto' e 'Gelato metropolitano', che vogliono servire a presentare l'autore autobiograficamente e musicalmente, sulla scia del principio 'il privato è politico', la cui cartella clinica marca sempre più preoccupanti sintomi di arteriosclerosi. Dopo 'Alberto', che parla della sua nascita brasiliana con le esperienze di strada-mare-giochi-canzoni-calcio, "qui spiego a me stesso perché faccio le mie azioni secondo un certo cliché", segue un trittico, che Occupa il resto della first side, costruito su storie della 'giungla'. Una foresta vergine amazzonica che confina direttamente, si mescola confondendosi e sovrapponendosi, alla giungla d'asfalto di cemento d'inquinamenti di delinquenza che ci viene incontro ogni qualvolta varchiamo la soglia di casa, che ci penetra nelle orecchie, negli occhi e nel cervello insieme all'aria che respiriamo. Camerini non cerca di esorcizzare i problemi: 'Ali Babà nella giungla','La (s)ballata delle Amazzoni' e 'Canzone della Bahia' giungono a bersaglio proprio nel momento in cui l'autore non si identifica in nessuno dei suoi personaggi, ma si limita al suo ruolo di narratore, interessato e partecipante, che sigla la sua loquacità con melodie popolari brasiliane, percussioni nordafricane e archi europeizzanti. Sogni, guerriglieri, ballate, sequestri, uccelli (ma sono volatili o il gruppo anarchico penetrato nel parco della villa di Moravia? ), fiumi inquinati, centrali nucleari si susseguono stratificati nella ricerca "di sperimentare il proprio sviluppo cerebrale e gli strati della coscienza confrontandosi, attraverso la dimensione del cantastorie, con la realtà metropolitana ed i problemi del movimento". La seconda facciata, pur meno compatta, offre altri quattro episodi ricchi di fantasia capacità comunicativa, ironia ed anticonformismo. 'L'arrivo di Mao-Tse-Tung in Paradiso', ricomposta su una canzone del carnevale di Rio, radicalizza ancor di più la critica sociale e vuol essere una spinta, passando attraverso la denuncia sottile degli slogans delle Brigate Rosse, ad una sempre più unitaria organizzazione delle masse giovanili. 'Bambulé', con uno splendido intervento della voce di Caramella, e 'Nembo Kid e Baby Lavatrice' sono i brani che maggiormente riportano alla mente, per il collage dada-onomatopeico ed il pungente sarcasmo con cui viene affrontata la critica del malcostume e dei falsi miti, la 'Cenerentola' del primo lavoro. Cosi, 'Gelato metropolitano', già uscita in assaggio su 45 giri, è palese continuazione del noto 'Pane quotidiano' e vuol essere una specie di sommario scherzoso della composita ispirazione dì Alberto. Musicalmente si è voluta abbandonare una certa dimensione elettrica in favore di una più acustica, curata e funzionale, con i pochi collaboratori, Lucio Fabbri, Ares Tavolazzi e Robi Haliffi, sempre felicemente coinvolti nella dimensione caleidoscopica del lavoro. E', comunque, "musica costruita in riferimento ai concerti, che faccio con solo due chitarre acustiche e le percussioni, cioè musica povera, di cui ci si può facilmente impossessare per riprodurla e servirsene". Il tutto nella convergenza di spunti brasiliani ed arabo-africani, conditi dalla colonna sonora della nevrosi metropolitana: il rock'n' roll.
Raffaello Carabini

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ALBERTO CAMERINI IL GUITTO DEL FUTURO
Ciao 2001, 1979
“NEUROX, TERZO ALBUM PER ALBERTO CAMERINI, E ANCHE QUELLO DELLA SVOLTA. INFATTI DOPO “PANE QUOTIDIANO” E “GELATO METROPOLITANO” ALBERTO CONSIDERA CHIUSO UN CICLO PER POTERNE APRIRE UNO NUOVO.
Sono convinto, un po’ come tanti altri cantautori, che il mio ruolo sia quello del clown, cioe’ dell’autore teatrante popolare, del guitto, dell’arlecchino. e sono altresì convinto che il teatro popolare ai giorni nostri e’ stato assorbito quasi completamente dalla televisione, tranne per alcune esperienze di teatro di base e i grandi teatri sovvenzionati dallo stato. Quindi secondo la mia umilissima e modestissima teoria, oggi il vero teatro popolare e’ rappresentato dal rock’n’roll e si materializza con i cosiddetti cantautori o con i gruppi rock, che rappresentano i girovaghi,i clown: Elton John e’ un clown, così come Rod Stewart e Alice Cooper, Mick Jagger e’ un acrobata, i Tubes e tutti quelli che suonano anche degli strumenti sarebbero i giocolieri…. ecco, questo per farti entrare nel clima. Nel disco, dopo la presentazione le cui parole sono: “ci siamo gia visti in tv in questa buffa commedia dell’arte, io giocavo con te cenerentola in un rock show al palasport” e “buonasera a tutti questa sera voglio presentarvi una nuova storia”, si comincia con “Neurox” che e’ la prima vera canzone: sarebbe la storia di un proletario del futuro, che appunto si chiama neurox, che dovrà corazzarsi e subire una violenza terribile, allora la musica rappresenta la violenza,della quale tutti dobbiamo difenderci. Ma bada bene , questo non vuol essere un sogno dove tu chiudi gli occhi,ti godi la musica e dimentichi la realta’. no, e’ proprio la rappresentazione della violenza che sotto varie forme ci viene esercitata quotidianamente….. poi c’e’ “sciocka”, nella quale io sono un oggetto, un numero,un elettrodomestico, e sono servitore di due padroni,che ha anche il senso dell'arlecchino-cameriere di goldoniana memoria… poi viene “comici cosmetici” che e’ un'altra avventura di questo personaggio, ed e’ ambientata in un negozio di moda, che rappresenta bene o male un punto di scontro e di tensione: se tu vai avanti a Fiorucci ti accorgi che ci sono i “fioruccini” e quelli contro , “i disco-punkettari” contro i “funky-autonomisti”. ebbene, e’ per questo che ho rappresentato questa storia con alcuni temi musicali assai diversi tra loro: c’e’ una musica di Rossini in apertura;che rappresenta una paranoia che i ho dell’ estetismo, e che hanno un po tutti quelli del mondo dello spettacolo:di dover esser un oggetto, capisci?, di dover essere consumabile. È chiaramente una paranoia sulla quale bisogna anche riderci sopra, cioe’ non bisogna fare gli imbellettati per tirarsela, quindi bisogna si, truccarsi perché è una cosa divertente , ma sempre in funzione di un messaggio che vuoi trasmettere…. comunque, dopo questa apertura orchestrale presa a prestito da Rossini, c’è la disco-music ironizzata e infine il rock. insomma, e’ un po una clownerie’, una pochade… dopo comici cosmetici c’e’ “per cercare amore”, che e’ un ulteriore avventura di questo neurox (che poi sarei io): qui neurox segue le piste , le tracce dei locali alternativi della milano notturna, e fa una serie di incontri. questa e’ una canzone triste, un blues-metropolitano, anche se e’ fatto con una tipica melodia popolare italiana. Dopo c’e’ “scemo scemo”, che comincia col classico coretto e vuole essere una specie di autopresa in giro. Musicalmente e’ un pezzo punk, o meglio: rock anni 50. poi arriva un pezzo che si intitola “poliziotto per favore basta con la censura non sparare piu”. col quale in un certo senso proclamo la mia individualita’ di artista. anche questo e’ un brano rock.. con questa canzone comincia un embrione di autocoscienza di questo proletario del futuro. Insomma, neurox dice: “basta con la violenza, basta con la plastificazione… ho bisogno di cercarti perche’ io vivo in un mondo di plastica, inscatolato,sono un oggetto. se non ho il tuo amore non sono niente” con questa canzone neurox si toglie la corazza che aveva indossato per proteggersi dalla violenza e ridiventa umano. insomma io torno ad essere me stesso, quello che all’inizio presentava“buonasera a tutti, ecc..”. La canzone seguente “amore che felicita’ mi dai” e’una canzone d’amore piuttosto semplice, al limite banale, ma bisogna considerare che l’amore e’ la cosa piu normale del mondo(se si riesce ad averlo), la cosa piu difficile e’ proprio al semplicita’. Quindi c’e’ il pezzo finale che s’intitola “siamo tanti” ed e’la risposta positiva di embrione , di utopia da proggettare e costruire. “siamo tanti” ha un tema melodico tratto dal “carnevale di bagolino”, e vuole essere il proggetto del nuovo rinascimento,cioe’ basta col medio evo, con le barbarie, basta con la societa’ meccanizzata che vuole l’uomo come robot. Insomma e’ una denuncia, e in questo ruolo finale acustico riprendo il mio ruolo di saltinbanco,musicante, clown,ritorno ad essere arlecchino.
ciao 2001 : “ in “Gelato metropolitano” e in “Cenerentola” c’erano molti riferimenti al Brasile, mentre in “Neurox” questi riferimenti non ci sono, e’ molto piu rock….”
camerini: “E’ stata una scelta ed e’ dovuta principalmente al fatto al fatto che nel mio repertorio ci sono già abbastanza canzoni brasiliane. vedi, io sono nato in brasile ed ho vissuto laggiù fino all’età di 12 anni, quindi la ritmica, la musica popolare brasiliana mi interessano moltissimo, però cosi come avevo scritto tante storie dalla “Ballata delle amazzoni” ad “Alibaba’ nella giungla” a “Bambule’ ”, per le quali mi servivano quei temi musicali, ho voluto fare adesso un'altra storia, che anziché essere racchiusa in un'unica canzone e’ in piu canzoni, e per la quale i ritmi brasiliani non sono più sufficienti. In questo disco ovviamente c’e’ un evoluzione, perché cerco sempre di non rimanere fermo sulle posizioni acquisite, però rimane fermo il tema della favola, che in questo caso e’ quella di Neurox. Musicalmente ho provato dopo aver fatto queste esperienze con la musica brasiliana, a tener presente la dimensione metropolitana in cui attualmente vivo. Pertanto, mentre “Gelato metropolitano” era un disco fatto con la chitarra acustica, con gli strumenti piu semplici, un disco candido, se vuoi, questo mio nuovo lavoro vuole rappresentare la violenza,da qui la scelta di lavorare su questo nuovo linguaggio che e’ il linguaggio del rock. Mentre la musica brasiliana e’ antichissima, una musica che ha contorni magici, il rock ha solo vent’anni di vita, e nasce dalla realta’ violenta delle metropoli americane.”
ciao 2001 : “Un'altra novita’ e’ il nome del produttore: Shell Shapiro….”
camerini : “Shell e’ inglese, sono più di 10 anni che vive all’interno del mondo musicale e conosce il rock’n’roll istintivamente. Con lui sono riuscito a stabilire un rapporto abbastanza buono, quindi mi e’ sembrato il produttore ideale. comunque Shell e’ uno che tiene si, conto dei gusti del pubblico, inteso come massa, però non e’ affatto un produttore da Sanremo.”
ciao 2001 : “ da ciò che dici mi sembra che venga fuori una voglia di uscire dal ghetto, di raggiungere un pubblico più vasto…”
camerini: “In un certo senso si può dire che seguo l’evoluzione della Cramps, che sta uscendo da una fase underground per entrare in quella overground. Insomma, bisogna uscire dalle cantine, però cercando di non compromettersi, di tener fede ai propositi iniziali. In Neurox troverai il rock, la musica popolare italiana e molti altri generi, ma questo non significa che io abbia smarrito la mia identità. No, semplicemente ho voluto rendere chiaro il mio modo di comunicare: io sono uno con gli occhi aperti e non ho disprezzo per le masse, cioè non mi pongo nella posizione dell’aristo-freak, non sono uno che dice “ah, la mia musica e’ la migliore del mondo, voi non la capite siete voi gli stupidi”. No! Sei tu lo stupido che non riesci a farti capire. a me, per esempio piacciono Beatles e Rolling Stones, ma anche alcune cose del primo Battisti. Ed altre forse ancora più semplici, di immediata comunicativa: se una canzone riesce a regalarti un sorriso anche per soli 30 secondi, mi va benissimo, e’ gia un risultato raggiunto… però la canzone deve andare un po’ al di là,deve anche farti pensare. Allora ecco che in questo disco vi e’ una rielaborazione del mio ruolo di attore popolare degli anni 80, che però non e’ un narcisismo egoriferito: io non rappresento la mia bellezza e le mie seghe come fanno Renato Zero, Guccini e tanti altri. No, io rappresento la mia posizione di sfruttato all’interno di questa società. C’è un contrasto, c’e’ il negativo nel mio disco. Anche se una canzone come “amore che felicità mi dai ” e’ un attimo di positivo, un attimo di respiro che mi concedo, subito dopo viene lo sberleffo, il maramao (comici cosmetici), la violenza, la tristezza della solitudine nelle metropoli, del vivere inscatolati… quindi credo di spingere la gente a pensare a qualcosa, a non rimanere indifferenti. Ed è ovvio che più persone riuscirò a raggiungere, più valido sarà il mio discorso.
Massimo Poggini

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CAMERAX: IL CANTAUTORE IMMAGINARIO
Nuovo sound 1979
ANTEPRIMA DI “COMICI COSMETICI” L’ULTIMO ALBUM DI ALBERTO CAMERINI DOPO IL POCO FORTUNATO “GELATO METROPOLITANO”. UN LAVORO OTTIMO IN CUI LE MOLTEPLICI ED INTELLIGENTI VIE ESPRESSIVE TESTIMONIANO LA RITROVATA VENA DELL’AUTORE.
Trovandomi di fronte al nastrino-anteprima dell’ultimo lavoro di Alberto Camerini, “Comici cosmetici”, e con poco, molto poco tempo per scrivere una presentazione ho visto in pochissimi istanti cadere una certa prevenzione che, confesso, avevo. La cosa mi ha lasciato molto sorpreso positivamente; le mie remore forse erano dovute a quel troppo, a volte deleterio,atteggiamento di chi e’ un po’ più addentro alle vicende musicali e prima di ascoltare una novità,cerca subito un aleatorio paragone con la produzione precedente. Premetto e sottolineo innanzitutto che questo “Comici cosmetici” segna un distacco nettissimo con quanto Alberto ha proposto precedentemente. Se “Gelato metropolitano” presentava una maggiore ricerca acustica,peraltro in molti punti trovata anche se a danno del mordente, rispetto al primo ed elettrico “Cenerentola e il pane quotidiano”, questo nuovo album si presenta sotto il segno della immediatezza cucita su un vibrante filo di rock'n’roll marcato quotidianità. In comune con il passato l’album ha il titolo che descrive ancora una volta degli elementi tangibili solo in un contesto ideale, per il resto ci presenta una parte musicale facilmente fruibile, nella quale Alberto Camerini si cala Autobiograficamente più o meno celatamente e con momenti critici anche nei suoi stessi confronti. sin dagli inizi trascorsi con Eugenio Finardi, e Donatella Bardi nel gruppo “Il pacco” ad oggi, Alberto non ha mai abbandonato l’ambito nel quale e per il quale vive, compone e suona, ma mai come adesso si era posto come specchio introspettivo di quella realtà che lo circonda. Il suo essere artista e’ immerso in quelle vere difficoltà di identità che incontra chiunque voglia attivamente vivere la sua dimensione. Il suo discorso spazia dal sentimentale al politico, dalla dimensione artistica alla crisi dei valori di coppia, di bellezza, d’identificazione con gli altri e negli altri. Molto spesso il tutto e’ descritto in un contesto favolistico, cosa che però era gia possibile riscontrare in alcune precedenti occasioni, in un ambientazione abbastanza cara al nostro che vede il cantautore quale elettrico interprete della continua e diversa realtà metropolitana. Tutto il contesto, molto spesso ironico con alcune metafore, peraltro facilmente riconoscibili, si avvale del linguaggio parlato ed ogni ambientazione ha il senso del possibile. I temi vedono il cantautore soprattutto artefice della stessa realtà che trattano e il porsi in prima persona nelle vicende, o perchè realmente vissute o immaginate, giova a quella spontaneità ed immediatezza che sono gli elementi che subito scaturiscono. Questi elementi sono ulteriormente avallati dal discorso musicale che si presenta nuovo ad ogni solco, avvalendosi della fusione di elementi che a volte sono anche scontati e di forme musicali incredibilmente nuove. Alcuni esperimenti sono felicemente riusciti come i 2 pezzi d'ispirazione tipicamente punk, o i momenti nei quali sulla robusta base ritmica intervengono le aperture degli archi, o la ricercatezza di alcune armonie vocali. La parte musicale si avvale dunque di forme immediate che caratterizzano soprattutto in freschezza questo disco, diviso in 10 titoli e che presenta una prima facciata più ricca di elementi scaturiti dal pensiero, mentre nella seconda offre momenti più vicini al sentimento. Forse per rendere più omogeneo l'intero discorso,poteva essere leggermente diversa la suddivisione dei pezzi perchè alcuni della prima parte troverebbero migliore collocazione nell'altra e viceversa. L'album si apre con "Amami" una ballata dal linguaggio e dalla struttura tipicamente rock, d'ispirazione autobiografica nella quale viene ricordata la già citata Cenerentola, ma rispetto al primo album dove lei s'innamorava del cantante visto al Palasport, qui il rapporto non è più unilaterale. Di se stesso dice: "Non sono un burattino, ancora mi trasformerò". Una trasposizione dell'io è contenuta in "Neurox",un essere a metà strada tra l'ideale umano e il computerizzato,è una nuova dimensione per un nuovo mostro travolgente, avanzato, indistruttibile. Riguardo a ciò, Camerini dice:"Ascolta ora, questa è un' altra storia, raccolta nel tamburo metallico della notte, attraverso lo scintillio del suono magico dell'altoparlante universale;è notte nella metropoli totale e non puoi evadere dalla notte, Neurox lo sa,ma esce una voce vietata, proibita, rifiuta l'ideologia della miseria, progetta piani di trasformazione apparentemente assurdi. Questa è la storia come l'ho sentita, neanche per caso una delle ultime sere di carnevale...". La crisi d'identità nel rapporto di coppia è ancora più accentuata in "Sciocka", accomunata a "Neurox" nella ricerca di qualcosa che estrapoli dalla realtà quotidiana. Questi alcuni punti del dialogo tra i 2 protagonist: "Lei,lei non è contenta si sente frustrata, insoddisfatta e ancora annoiata, ha bisogno di più, ma non è abbastanza;la sua fantasia, la fotografia lei vuole di più, si deve sfogare e vuole gridare;io, io vorrei solo un gioco, un elettrodomestico, che si usa e si lascia, che si accende e si spegne, un oggetto sbattuto a piacere se vuoi, transistorizzato come vuole lui, come vuoi tu, ma non è abbastanza lei vuole di più... Sciocka..." Musicalmente è il brano che più di ogni altro fa uso di atmosfere tipicamente sessantesche. Uscirà anche in versione 45 giri. Completamente all'opposto è invece l'ambientazione di "Divo divo". Il discorso e il contesto musicale sono ironici, ma al contempo critici. Il pezzo si apre con l'ormai storico "scemo,scemo" ed è poi caratterizzato da un'impostazione vocale anch'essa chiaramente ironica ma di indubbia efficacia:"...Divo divo ora lo scemo sei tu, scemo scemo ora lui non vola più, sei troppo colorato, ma come sei conciato, ora ti buttiamo giù....". La title-track conclude la prima facciata e a detta dello stesso autore è "una fenomenale acrobazia, un numero di elettricità, un clowneria psicofrenetica, una oltraggiosa schizzofantasia". E' il pezzo più particolare e più diverso dagli altri, con un dialogo iniziale sul travestimento e la rapida risoluzione del problema della bellezza che fa pressappoco così:"...Oh,specchio non sono bella, che cosa devo fare? sono scossa, in paranoia, non so più dove andare, non ho più niente, mi sento un mostro, non ho più niente da indossare, non ho vestiti, specchio mio caro, dimmi che cosa devo fare". Lo specchio: "ma come?!? vai da Modamania,il paradiso dell'extra...vaganza, troverai tutto, tutto, ma proprio tutto". Questo quanto contenuto nella prima facciata decisamente improntata alla creatività e alla immaginazione, che si snoda su diversi punti che hanno per comun denominatore la kontrokultura. D'impostazione leggermente diversa, improntata maggiormente sullo sviluppo del sentimento, la seconda parte che si apre con "Anna"(amore che felicità) alla ricerca di una dimensione personale nell'amore e che ha il suo proseguimento ideale in "Macondo" (per cercare amore), un piccolo squarcio di vita serale urbano. "Per dimenticare il verde prato che non c'è per cercare amore amore, amore insieme a te", con un'orchestrazione più ampia e con delle inconsuete aperture d'archi che viaggino sullo stesso binario dell'apertura che c'è nei confronti del particolare quotidiano. La realtà politica non è affatto dimenticata e viene riproposta con l'aggressiva "Poliziotto, per favore": non fermarmi più, non sparare più; tu mi hai terrorizzato, dicendo sei disoccupato, tu mi hai violentato con la scuola e con lo Stato, mi chiudi in gabbia e vendi la mia rabbia". Incisiva, la chiave musicale esasperatamente elettrica. Con "Siamo tanti", retro del 45 giri, torna in prima persona l'esperienza personale descritta nel lungo peregrinare di chi non si rassegna a trovare anche negli altri la sua dimensione. Infine con la dolce-melodico-sentimentale "Ho bisogno di cercarti" termina questo nuovissimo "Comici cosmetici", di Alberto Camerini, un lavoro all'insegna di quel discorso rock, che vede in lui, uno dei nostri artefici principali e che vede questo discorso sempre meno lontano dal contesto italiano.
SERGIO MANCINELLI

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QUATTRO CHIACCHIERE CON ALBERTO CAMERINI
Una sera dell'estate scorsa ci siamo trovate a una piccola festa di paese, la cui attrazione era Alberto Camerini. Il concerto non era stato molto soddisfacente, per cui pensammo di chiedere la ragione direttamente ad Alberto, approfittando dell'occasione per scambiare 4 chiacchiere. Come ti sembra che sia andata questa serata? "Dunque, io ero un po' stanco essendo andato a dormire alle 6 di mattina. Però per il concerto di stasera ci hanno dato pochi kilowatt, per cui impianto e luci erano ridotti (abbiamo lasciato le casse in camion). I complessi che suonano molto bene,lo fanno perchè hanno un impianto enorme,per cui il suono è perfetto. Ma l'importante è che la gente si diverta e non che rimanga spaventata dalla bravura di quei mostri". Perchè hai fatto "Amore che felicità con la base? "perchè non abbiamo il pianoforte. Bene o male le basi le fan tutti, e poi per una canzone sola...". La canzone del nuovo disco che hai presentato....? "Non ho ancora ben deciso come fare il prossimo disco (che è in via di sperimentazione) e se inserire questa canzone. Saranno comunque sempre storie di arlecchino metropolitano con altre avventure nel futuro, nel mondo degli elettrodomestici". Allora non torni più all'acustica di Gelato metropolitano? "No, alcune canzoni saranno acustiche, altre ballate, leggende e storie della Commedia dell'Arte a cui mi sto molto interessando in questo periodo: favole popolari italiane e del Brasile che hanno più o meno le stesse trame, però sono molto belle. C'è un libro che m'interessa molto, si chiama "Teatro delle favole rappresentative" scritto da Flaminio Scala nel 1611; a quei tempi la Commedia dell'Arte aveva molta musica, ritornelli, scioglilingua, parlati, salti, leggende, fiabe". Come mai hai cambiato un po' genere dal primo disco all'ultimo? "penso di avere sviluppato il mio stile, girando sempre intorno al Carnevale. Il primo disco aveva "Santa Marta", l'ultimo "Siamo tanti"; nel primo c'era "La ballata degli extraterrestri" e adesso c'è "Rock show". Dopo aver parlato del Carnevale del Brasile ho fatto delle melodie del Carnevale italiano. Mi piace mischiare un po' perchè mi considero un musicista con una cultura internazionale. Gelato metropolitano è stata una parentesi acustica con alcuni bei testi; nel prossimo disco farò canzoni acustiche e canzoni elettriche". Altre novità in programma? "Si, ho intenzione di fare una breve comica, una specie di film muto. A ottobre penso che ci fermeremo a preparare il nuovo disco, poi, io e i ragazzi, nel complesso faremmo un viaggio a New York per sentire un po' di musica. A dicembre registreremo il disco che uscirà a Carnevale". Pensi di poter fare qualcosa all'estero? "In Brasile, spero. Ma è un problema che riguarda la casa discografica, io vado dove mi mandano". Il tuo rock, credi che sia accettato dai brasiliani? "Da uno che si chiama Camerini, che in Brasile sarebbe un italiano pazzo, però nato in Brasile e con un infanzia brasiliana... Spero che là, il paese del Carnevale, accettino le mie canzoni che parlano di una maschera italiana: l'Arlecchino". In passato hai suonato con Finardi, com' è stato? "Veramente la cosa è stata un po' gonfiata, perchè io ho suonato solo nel primo disco di Finardi (Non gettate alcun oggetto dal finestrino) e in quel periodo abbiamo registrato anche 2 canzoni che sono in "Sugo". L'ho accompagnato 3 anni fa in quattro concerti dal vivo, perchè lui si era ferito ad una mano. Parecchio tempo fa avevamo molti amici, poi a causa del lavoro, le nostre strade si sono un po' allontanate. Però ammiro Eugenio e mi piacciono moltissimo i suoi dischi". Anche l'ultimo Roccando rollando? "Ascoltandolo bene ha delle cose belle. Si, vabbè, l'Eugenio è l'Eugenio e il suo disco è il suo disco, insomma. Lui lavora con un gruppo di musicisti che fanno molto jazz rock e quindi si è portato su un'altra strada". Tu usi la voce in modo diverso, con certi stacchetti... "Io come strumento dell'orchestra mi paragono ad un flauto perchè ho un corpo abbastanza piccolo come Johnny Rotten. Quindi ho un modo di cantare che è come la canna dell'acqua: tu schiacci e viene fuori un getto più potente; analogamente con la voce, se tu stringi un po' la gola ti viene un suono quasi metallico". Quali artisti preferisci? "Elvis Costello, Jackson Browne, Van Morrison". La disco-music? "Quella elettronica tipo Moroder, Blondie, Sparks. L'elettronica sarà la dimensione che renderà universale la musica". La faresti? "Si, piano piano. Il prossimo disco sarà anche abbastanza elettronico". In Italia chi ti piace? "Decibel, Ivan Cattaneo, Faust'O,Guccini tantissimo perchè ha delle belle parole. Gli Skiantos mi piacciono come teatralità. Renato Zero: mi piace lui. Gruppi come New Trolls e PFM: non ne vado pazzo ma mi piacciono". Speriamo di aver interpretato bene le parole di Alberto che parlava molto in fretta dicendo tantissime cose. E' molto simpatico!!
(Da Forlì, Raniera Rovelli e Paola Pacini.)

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ARLECCHINO SPOSA UN COMPUTER
CIAO 2001 n. 31, 3 Agosto 1980
Abbiamo intervistato il chitarrista e cantante milanese. La sua immagine di arlecchino inserito in una realtà nuova, urbana e elettronica milano.
Le canzoni di Alberto Camerini, la sua musica hanno subito una certa trasformazione in questi ultimi due-tre anni. Nato come cantautore elettrico, primo tra i rappresentanti di quel rock metropolitano, espressione vera di una città come Milano, è passato ad un suono molto più legato all'elettronica, ai mondi di plastica del futuro e per lui anche del presente. Camerini si può dire abbia vissuto con intensità e sensibilità gli ultimi dieci anni della musica, prima pop e poi rock italiana. Nato come chitarrista ha in seguito cercato di sviluppare anche la propria voce, ha cercato di emergere individualmente. Nascono così i primi album, "Cenerentola e il pane quotidiano" e "Gelato metropolitano". Questo si potrebbe definire il periodo di Camerini cantautore, il periodo forse più autobiografico e realistico. Poi arrivano i momenti più elettrici e fantastici che hanno inizio con "Comici cosmetici". Ora Camerini sembra inseguire sempre più questa sua seconda fase: l'uomo che ha di fianco un computer e non lo disprezza ma lo usa, si allea. La sua nuova figura è quella di un Arlecchino proiettato ai tempi nostri, un'immagine che entra a far parte anche del nuovo LP che sta finendo di registrare e che uscirà probabilmente a settembre. E' anche un cambiamento di casa discografica e quindi di un nuovo entusiasmo e interesse alla sua musica. Lo incontriamo al Mulino dove assieme all'arrangiatore Roberto Colombo (lui lo chiama scherzosamente Moroder) sta dando gli ultimi ritocchi al disco.
Ciao 2001: Qual'è il progetto musicale di questo nuovo LP?
A. Camerini: Arlecchino rock elettronico, questo è in sintesi il progetto musicale di questo lavoro che dovrebbe intitolarsi "Tempi moderni!"
Ciao 2001: Di cosa trattano le canzoni?
A. Camerini: Le canzoni girano attorno al personaggio di Arlecchino, che io rappresento, perché trovo che questo sia un personaggio italiano tipico anche della tradizione popolare, interessante, originale in confronto al rock d'importazione che ci arriva.
Ciao 2001: Che unione c'è tra Arlecchino e l'elettronica?
A. Camerini: L'Arlecchino del 1980 è elettronico. L'Arlecchino significava la maschera dell'attore popolare giovane, colui che rappresentava non il bello, ma il servitore, la persona comune.
Ciao 2001: Ma come mai la scelta proprio di questo personaggio?
A. Camerini: Mi ha interessato per varie ragioni: un po' perché me lo sono trovato addosso, è un personaggio al quale mi sento molto simile. Anche Arlecchino suonava, cantava, ballava, era sempre in movimento.
Ciao 2001: hai fatto quindi anche degli studi sul personaggio?
A. Camerini: Ho trovato dei libri e ho cominciato a studiare la storia dei comici italiani del '600. Era il periodo in cui la commedia dell'arte ha avuto il suo maggior trionfo, la sua maggior espansione. In quell'epoca gli attori italiani ebbero un grande successo in Francia tanto più che influenzarono anche il teatro francese e quello spagnolo. Visto che io ero interessato a costruire qualcosa di tipicamente italiano, non m'interessa fare copie degli americani, voglio che la mia musica sia un rock italiano, allora ho deciso di partire da un tema come quello di Arlecchino, da una maschera così popolare e importante.
Ciao 2001: Ma come è stato possibile fondere questa immagine con la musica?
A. Camerini: Il lavoro è di viso in diversi momenti. ci sono delle canzoni elettroniche con una spruzzatina anche di ska. poi un'altra parte fortemente rock di chitarra elettrica filtrata attraverso un sintetizzatore, perché la chitarra elettrica vecchio stile, alle Deep Purple per intenderci non m'interessa più tanto. Per avere questi risultati ho chiamato come produttore Roberto Colombo in modo da poter dare una veste elettronica a questo Arlecchino nevrotico e metropolitano che sono io. C'è poi una parte più dolce in cui vi sono quattro ballate nuove che ricordano un po' "Bambulè" e si entra quindi in un clima diverso.
Ciao 2001: Tutto questo diventerà anche spettacolo?
A. Camerini: Sì, sarò accompagnato anche da un gruppo con il quale girerò quest'estate. Non è uno spettacolo solo musicale ma, e questa è la cosa che più m'interessa oggi, anche visivo. Nel gruppo abbiamo quattro sintetizzatori e batteria; quindi il progetto è anche visivamente quello di fare un Arlecchino elettronico con l'intervallo di momenti più lenti e dolce ma sempre d'Arlecchino, con le situazioni collegate a questo personaggio.
Ciao 2001: Tu sei molto interessato alla moda, soprattutto musicale e lo si vede con le tue trasformazioni e la tua continua attenzione verso ciò che accade come fenomeno anche puramente commerciale. Non è la moda spesso un fatto negativo?
A. Camerini: Non trovo negativo esserlo. I Beatles erano sempre alla moda, anzi hanno provocato delle mode; tutto sta a vederla in questa proiezione creativa.
Ciao 2001: Torniamo allo spettacolo; come si presenterà visivamente?
A. Camerini: Ci sono delle "gag di arlecchino, tipiche del personaggio. Diventa uno spettacolo molto teatrale.
Ciao 2001: Tu hai frequentato qualche scuola di teatro o di mimo, visto che sei così interessato all'immagine?
A. Camerini: Ha fatto la scuola di "Quelli di Goock" con i quali sono stato due anni. Ho imparato molte cose sul piano teatrale e della mimica.
Ciao 2001: Ritieni che le canzoni di "Tempi moderni" siano più facili, nel senso di orecchiabili, dei tuoi precedenti lavori?
A. Camerini: Non sono pezzi molto lunghi, Visto che sono dodici, quindi più sintetici. Senz'altro ho cercato di dare maggiore comunicativa, senza però tralasciare un tema che può essere interessante e che puoi trasmettere anche con facilità. Tutto sta a fare le cose con una certa intelligenza senza cadere nella banalità per forza.
Ciao 2001: Credi ancora molto nella forza della musica rock in genere?
A. Camerini: Io credo che a questo punto non si debba più parlare di rock italiano o inglese o americano. Il rock è un linguaggio universale che ha trovato il suo collocamento in diverse situazioni. Io credo, e lo ripeto, in un rock italiano, che riesca a trasmettere qualcosa della nostra cultura pur parlando con una chitarra elettrica o un sintetizzatore.
Ciao 2001: Tu ti senti un Arlecchino moderno, ma non credi di chiuderti così in un tuo spazio e basta?
A. Camerini: No, perché non è un Arlecchino muto o sordo; è un arlecchino che sta molto attento a ciò che gli accade attorno.

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CIAO 2001- Recensione 45 giri
SINTONIZZATI CON ME- VOGLIO TE (CBS)
Cambiata casa discografica, Camerini vira decisamente verso il rock comunicativo. per la prima volta, entrambi i pezzi non sono suoi, bensì del noto session-man milanese. Roberto colombo. Ecco dunque un pop-rock elettronico e un disco rock di taglio incisivo e moderno.

CIAO 2001- Recensione 33 giri
SERENELLA- SKA-TENATI (CBS)

L'ex cantore del movimento metropolitano giovanile ha fiutato che tira aria di riflusso e di ska, ed eccolo dunque con un beat/pop, e un singolo con una ballata un po' branduardiana, e un fresco e ballabile ritmo pop/ska.

CIAO 2001- Recensione 33 giri
ALBERTO CAMERINI

(M.I.)- Alberto Camerini, ovvero il ragazzo nel vento. Che intendiamo dire? Giudichino i lettori. Camerini esordisce come cantautore sulla scia del successo di Eugenio Finardi, e cioè sull'immagine del cantautore giovanile legato all'alternativa e al movimento del nuovo proletariato adolescente metropolitano. Se il contesto è dunque affine, musicalmente Finardi è sul rock elettrico, Camerini sul pop-rock venato da marcate influenze latino-americane. E comincia il viaggio di Camerini sull'onda del vento giovanile. la "fiaba metropolitana" di una giovane alice proletaria, poi l'esegesi su Mao che va in paradiso, poi ancora (siamo in pieno movimento '77 e fatti di bologna) la prima percezione del riflusso e il "Gelato metropolitano" del recupero "proletario" della danza.
E oggi nuova metamorfosi: Siamo in pieno riflusso , il giovane proletario e il giovane borghese ascoltano la stessa musica, ed ecco Camerini con un nuovo album tutto ska, pop-beat, pop elettronico, pop adolescente, Blondie e Madness, una voce stile Sixties, un indubbia freschezza musicale. Per ottenere tutto ciò, Camerini ha rinunciato ad esprimersi in prima persona , e si fa produrre, arrangiare e comporre l'intero repertorio dal bravo Roberto Colombo.
Resta a Camerini un indubbia verve interpretativa (e aspettiamo di vederlo nello show che si accompagnerà a questo nuovo disco). I brani di Roberto Colombo, tutti carini, spigliati e moderni, e di taglio accuratamente "giovanile",coprono un po' tutto questo territorio: il trascinante pop ska ( "Stasera", "Ska-tenati"), il pop-rock modernista e sintetico ("Sintonizzati con me", "Re di plastica"), l'effervescente beat rock ("Balanzone", "Elena"). Vedremo se questa nuova immagine di Camerini saprà incontrare i favori del pubblico giovanile al quale si rivolge.

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UN ARLECCHINO CHE INVENTA MUSICA NUOVA
Ragazza in, 1980
Il giovane cantautore vuole fondere il rock, la musica elettronica e la commedia dell'arte in un "Minestrone" pieno di suoni diversi.
Mimo, cantante, autore, commediante, musico e "Rock-man": ecco, questo è Alberto Camerini, lo sguardo mezzo allucinato, il fisico allampanato, i capelli tinti di rosso con una grande "mèche" color platino. Vive a Milano con una ragazza bionda, più giovane di lui, che studia cinematografia e storia del cinema. Durante l'estate gli ascoltatori di radio private sono stati martellati dal suo "Sintonizzati con me"; ora è uscito il nuovo singolo, "Serenella", seguito a ruota dal microsolco "Re di plastica", dal titolo di una delle canzoni dell'album. "La mia idea- dice Camerini- è di fondere il "rok", la musica elettronica, la commedia dell'arte e la società dei consumi. Un grande pastrocchio, o minestrone che sarebbe piaciuto immensamente ad Arlecchino, che potrei essere io nel mondo magico e avventuroso dei commedianti seicenteschi." Alberto Camerini infatti si presenta in scena,durante i suoi incredibili spettacoli, vestito come un "arlecchino"; usa spesso abiti a scacchi, ma non più di mille colori, ma bianchi e neri. "La Rettore- ribatte secco- comunque è arrivata dopo di me a questo tipo di abbigliamento...". Il suo "arlecchino" è di plastica. Avvolto nel "cellophan" come un panino con la mortadella. E suona la chitarra "Roland" abbinata ad un sintetizzatore. Ha così inventato un nuovo modo di fare musica. L'insieme è un accozzaglia di fili e valvole giapponesi dalla quale Camerini riesce a trarre infiniti suoni elettronici. "Che lavoro nel mondo della musica leggera è già da parecchio- riprende a parlare Camerini- Fra i miei brani più famosi in passato "Pane quotidiano" che venne definito una samba alimentare. Ma ora basta parlare della roba vecchia e passata. Di tutto quello che ho scritto e fatto è rimasto soprattutto il gusto per i ritmi ed il "sound" sudamericani. Non a caso io sono nato in Brasile ed in quel mitico paese ho trascorso l'infanzia. Credo anche che il mio amore per le maschere e per le carnevalate nasca proprio da un'esigenza intima, interiore, legata agli anni della fanciullezza in Brasile. Il carnevale, in effetti, nella vita della società e dei singoli individui, è un punto fondamentale. Per questo considero uno dei miei pezzi migliori "Balanzone", dedicato alla celebre maschera". Alberto Camerini si esibisce accompagnato da un complesso "Rock, che in sintonia col capo cambia nome e modi ogni settimana. Si sono chiamati in passato "Lemon-Soda", "Italian Players" o "The Jets". Ma gli altri più strani appellativi stanno per essere variati. Tutto dipende dall'umore e dalla fantasia del capo. Del gruppo fanno parte: Capitan Dario Dash, alla batteria; Skider Men, Massimo "Cristoforo" Colombo, Bagolino Giaso, tutti e tre alla chitarra con sintetizzatore e Walter De Vercelli al "mixer". Per passare alla vita privata di Camerini c'è da dire che è tifosissimo di calcio. Non rivela il nome della squadra del cuore per non umiliare gli avversari. "La spesa della pettinatrice- confessa con un ghigno ironico e quasi satanico- è la più alta del nostro magro bilancio familiare. Perchè io debbo tenere inalterato il colore rossastro dei capelli soprattutto la mia ciocca color platino". Passa le giornate a studiare la "commedia dell'arte". Quella forma di spettacolo in voga alcuni secoli or sono e che era costituita da un "canavaccio" sul quale gli attori, mascherati secondo tipi standard dai quali sono nate le maschere moderne, improvvisavano dialoghi e situazioni. La sera va sempre al cinema, di cui è patito. "Ed infine- conclude Camerini- lavo i piatti, cucino e riordino la casa, ascoltando Vivaldi e della buona musica elettronica. In questo modo, le mie giornate sono sempre piene. Anzi pienissime!".
R. B.

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DUE CARNEVALI E UN ARLECCHINO
Tutto Musica e Spettacolo, 1980
Ventinove anni e una vita intensa, rimasta sinora "underground". Alberto Camerini è nato a S.Paolo in Brasile nel 1951. Suo padre Enrico gli ha dato il gusto dell'avventura artistica, sempre controcorrente e in anticipo sui tempi. In Italia, Alberto ha studiato al liceo Beccaria di Milano; poi si è iscritto ad architettura. Intanto aveva cominciato a suonare la chitarra nei complessini studenteschi. Era fanatico di Bobby Solo e dei Rockets, di Morandi e della Pavone. Il suo primo gruppo si chiamava Smog. Seguirono altri gruppi, carichi di destini e di talenti: Ricky Belloni, Pepè Gagliardi; Flavio Cuffari, Paolo Donnarumma, Claudio Rocchi, e soprattutto Donatella Bardi, cantautrice con la quale ebbe una "love story" durata 5 anni. Frattanto Alberto era diventato "turnista".Faceva da una parte i turni in sala di registrazione, dall'altra suonava ai festival alternativi, Re Nudo e altre storie. Era nato . Il Pacco, un gruppo che aveva "impacchettato", tra gli altri, Belloni, Finardi, Lucio" Violino" Fabbri. Era 1972. L'anno dopo Camerini faceva parte della band di Fausto Leali.Ci restò 9 mesi.Poi passò a quella di Patty Pravo (Cuffari, Belloni, Camerini, Colombo e Mompelio). Con Patty litigò presto e se ne andò. Per un anno si diede alla chitarra acustica. Cantava canzoni popolari portoghesi e anche canzoni sue. Nel '76 approdò alla Cramps. Uscì un 45 giri: "Pane quotidiano" e l' LP " Cenerentola e il pane quotidiano". C'era già il mondo cameriniano: la favola, un po' di Brasile e la polemica. L'anno seguente é la volta di "Gelato metropolitano". Altro tema : il cibo, la fame atavica del proletariato. Nasce e prende corpo il personaggio: magrolino, saltellante, clownesco. E nel 78 l'incontro con Shel Shapiro e l'album "Comici cosmetici". Arlecchino si identifica con lui. Alberto frequenta una scuola di mimo, "Quelli di Grock", donde é venuto anche Nichetti. Si documenta sulla commedia dell'arte, bazzica le biblioteche, procura libri, riscopre vecchie "gag" dimenticate e altre ne inventa lui stesso. Alla fine dell'anno rompe con la Cramps e passa alla CBS. L'album "Alberto Camerini" é il compendio delle esperienze precedenti. Protagonista,Arlecchino, cioè Alberto stesso. Un Arlecchino che va da Venezia al Brasile, dall'uno all'altro Carnevale. Le canzoni più arlecchinate sono: "Balanzone", "Ska-tenati", "Stasera", "Serenella", "Frittelle", "Re di plastica". Le altre fanno parte della vita vissuta. Camerini dopo una lunga love story con Donatella Bardi, é stato legato per due anni ad Anna, ragazza di Verona, gagliarda e cicciottella. Ma lei lo tradiva, piantandolo a casa la sera per andare in discoteca. Poi ha conosciuto Elena, 22 anni, bibliotecaria di Castelfranco Emilia e in Ottobre l'ha sposata. Elena aspetta un figlio. Arlecchino diventa papà.

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ALBERTO CAMERINI: ARLECCHINO E I MACCHERONI VOLANTI
Ciao 2001, 1980
ROMA. PotrebbE Essere la storia del Duca de Carnevalis, nobile marocchino, ed emigrato dal brasile, perseguitato politico e gastronomico. Invece è la storia di Arlecchino che rivive nelle canzoni che compongono l'ultimo album di Alberto Camerini, il primo con la CBS dopo il cambio di casa discografica. Un Arlecchino necessariamente attualizzato e attento a quanto succede nel mondo che lo circonda, disponibile per regalare frittelle a tempo di rock'n'roll, allegro come può esserlo solo chi è fondamentalmente triste. Le tre parole d'ordine che caratterizzano l'ultimo disco di Camerini sono "Rock", "Elettronico" e ovviamente, "l'Arlecchino"; il progetto, ambiziosissimo, è quello di fare del rock italiano con contenuti italiani, ed ecco perchè viene recuperata la Commedia dell'Arte e, con essa, il carnevale. Questa è appunto la nuova proposta di Camerini come egli stesso ha avuto modo di dirci nel corso della nostra intervista.
2001: Da cosa nasce questo recupero della Commedia dell'Arte e del personaggio di Arlecchino?
Alberto:Nasce da una serie di considerazioni. Tanto per cominciare dalla valutazione del teatro musicale, dove gesto e musica vivono un loro rapporto che è essenzialmente spettacolo. Vedi, per esempio grandi artisti stranieri come David Bowie, Elton John, Mike Jagger, hanno sempre dato grande importanza al fatto gestuale, al momento scenico... bene, in Italia abbiamo in proposito uan garande tradizione culturale, quindi valeva la pena tentare di recuperearla. Per quanto riguarda il Carnevale, io lo ho sempre vissuto in una certa maniera, avendo passato molti anni in Brasile dove però è un fenomeno completamente diverso, è una festa che mette tutto il resto in secondo piano... il nostro Carnevale è invece legato al personaggio e alle maschere e, tra queste, Arlecchino mi era sembrato abbastanza calzante alla mia personalità. Arlecchino è un immigrato con problemi di lingua e di comunicazione e, sopratutto con problemi di stomaco,di fame. A vedercelo ci potrebbe essere un collegamento con il pane quotidiano e il gelato metropolitano, con quel rock gastronomico che ha caratterizzato le mie prime canzoni.
2001: Ma, dimenticando per un attimo il generale clima di riflusso,questa riscoperta del Carnevale ha anche un valore politico?
Alberto: Si. In tutte le culture popolari il Carnevale è un momento decisamente rivoluzionario, è il periodo in cui i ruoli vengono sovvertiti, in cui il potere può essere messo alla berlina, in cui tutto è permesso. Non dimentichiamo che è una festa pagana, che è una festa del diavolo, della fecondazione e della terra nella quale si evocano i demoni per poi scacciarli..
2001: Allora è ancora possibile una rivoluzione?
Alberto: Non ho detto questo. Infatti non credo che sia possibile un processo rivoluzionario, almeno inteso in senso tradizionale. credo in un altro tipo di rivoluzione, quella dell'uomo individuale, quotidiana... sotterranea. Ma forse è meglio parlare di musica, chitarre & elettronica.
2001: e allora parliamone. Nell'album si respirano atmosfere abbastanza datate, ogni tanto si sente qualche urlettino yie-yie da anni sessanta, eppure tu avevi dichiarato che si trattava di rock e più precisamente di rock elettronico...
Alberto: Nel disco ci sono quattro canzoni che musicalmente sono delle ballads, quattro rock'n'roll con la chitarra in bella evidenza, anche perchè io la chitarra la suono sul serio, e quattro rock filtrati elettronicamente. Se c'è della melodia è perchè no se ne può fare a meno, forse proprio perchè la nostar cultura musicale è decisamente melodica e volendo fare del rock italiano....
Ciao 2001: Io la chitarra la suono sul serio... perchè questa precisazione?
Alberto: Non era detto in maniera polemica. Io mi sento anche un chitarrista, un musicista inserito in un gruppo, in una band. Con me lavorano altri quattro musicisti: Roberto Di Santo detto Skyder man o uomo-scheggia, è l'altro chitarrista; Dario- Capitan Dash alla batteria e alle tastiere Giaso Cancellieri e Massimo Colombo, detto Colombino tanto per non smentire il lavoro più recente. Le due chitarre e le due tastiere vengono spesso e volentieri filtrate da quattro synths... l'elettronica è ormai una realtà dal punto di vista musicale. E' la possibilità di entrare in un campo di sonorità del tutto nuove, imprevedibili prima dell'uso degli elaboratori. Con i ragazzi suoniamo moltissimo e si lavora bene perchè l'atmosfera non è mai tesa. Come band abbiamo un nome, anzi più nomi, che cambiano a seconda delle fasi della luna: Lemonsoda, Italian Players, Maccheroni volanti..
Ciao 2001: I maccheroni volanti, il pane quotidiano, il gelato metropolitano e adesso le frittelle. Cosa c'è dietro tanta gastronomia, dietro i cibi che riempiono le tue storie?
Alberto: Credo che lo stomaco sia al centro di un mucchio di problemi. A parte i discorsi sulla fame sui quali molti hanno avuto modo di speculare, resta il fatto che se hai fame o se ti brucia lo stomaco sei nervoso, lavori male o non ti va di lavorare, insomma sei predestinato al malumore. E non c'è niente di peggio.
Ciao 2001: Intanto Arlecchino le regala a tutti le frittelle...
Alberto: La canzone "Frittelle" è costruita, come testo, sulla falsa riga di tanti motivi popolari per cui " a te si, a lui no", con l'immediatezza tipica della tradizione. Ma Arlecchino in scena non regala soltanto frittelle e canta: recita anche qualche monologo in volgare, in lingua maccheronica, pieno di non sense e di doppi sensi. Dopo tutto è lo sciocco, il personaggio a cui tutto è consentito perchè nessuno da mai molto peso a quello che dice e quindi si può anche permettere di dire la verità. Chi vuoi che creda a uno sciocco...
Ciao 2001: Nel tuo ultimo disco ricorri spesso ad una dimensione favolistica e le tue storie sono popolate da re di plastica, da maghe, da streghe...
Alberto: Credo molto in questa forma di espressione. Non è finzione: io canto favole metropolitane dove Maga morfina fa un sacco di soldi offrendo un sacco di sogni alle varie Bettine attraverso un ago proibito fino a quando Valentino non riuscirà più a svegliare il suo amore. E' una favola ma la soluzione è solo in un altra favola più bella, in un mondo dove Maga Morfina non è stata mai...
Ciao 2001:Una specie di paese della Cuccagna...
Alberto: Beh, quello è sul pianeta Saturno, anche perchè il Carnevale ha origini antichissime e una volta si chiamava Saturnali... ma sarebbe una storia un po' troppo lunga.
Ciao 2001: Durante un recente passaggio televisivo hai cantato Skatenati. Significa che hai preso la palla al balzo e che cerchi di sfruttare anche tu il boom dello ska?
Alberto: Ho cantato quella canzone perchè secondo me, è quella che ha un respiro musicale più ampio.. poi si sa', le mode vanno e vengono, oggi c'è lo ska, domani qualcos'altro ma il il denominatore comune è sempre lo stesso: Il rock'and roll. Soltanto che bisognerebbe cercare di appropriarsene, di dargli almeno un contenuto italiano e, a meno che non voglia fare del manierismo, non è una cosa facile. E' una cosa possibile però e spero che sia proprio il mio Arlecchino Elettronico a dimostrarlo.

Francesco De Vitis

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CAMERINI, L'ARLECCHINO
Ciao 2001
Da un inconsueto connubio di favole, maschere, citazioni della commedia dell'arte, argomenti gastronomici e situazioni tragicamente attuali, nasce l'ellepì "Alberto Camerini". E se i tempi sono vari, anche la musica non è da meno: rock ed elettronica, tradizione ed innovazione. Non che l'album e le idee di Camerini non abbaino una loro unità: "Sono stato accusato di mancanza di coerenza stilistica, questo soprattutto in riferimento ai miei lavori passati; dicono anche che io mi stia commercializzando. E' vero che ho cambiato casa discografica e che voglio ricominciare da capo; ma non è vero che io non mantenga un'unità stilistica: le favole, il tema preferito, c'erano prima e ci sono ancora; inoltre la mia formazione musicale, pur essendo nato in Brasile, è tipicamente italiana e non l'ho mai rinnegata". Infatti Camerini convince di più nelle ballate tradizionali, nei brani melodici, quali "Valentino" e "Limone e cannella", che i quelli di rock elettronico con riferimenti alla musica internazionale: oltre a "Sintonizzati con me", che era già uscito a 45 giri, ci sono uno ska italiano intitolato "Ska-tenati", un brano "modello Madness" che si chiama "Stasera" ed altri trionfi di sintetizzatori e chitarra elettrica quali le interessantisime "Elena" e "Re di plastica".
G.C.

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